13 aprile 2006

Graphics for the Masses

Che non sta per "grafica per i Massesi" anche se, chi mi conosce, sa che potrebbe starci un'attinenza con la mia vita. :)

Il lavoro è ripartito alla grande.
Come al solito passano delle settimane di quasi noia (si fa per dire) poi arrivano tutti insieme,

Di seguito un breve vademecum su come gestire i lavori che si sovrappongono:

1) rompere poco le scatole: c'è gente che chiude, se tu lavori di più fai buonissimo viso a buon gioco;
2) trovare quella vecchia bottiglia di champagne;
3) stapparla;
4) bere.

Meglio fare le corse. Tanto ormai è nelle nostre corde (hanno tutti sempre e solo urgenze). Un esempio è proprio di oggi.

Da una nota casa di giocattoli, abbiamo ricevuto un incarico standard ("italianizzare" un packaging) due settimane fa.
Abbiamo fatto le dovute modifiche, variazioni, correzioni. Poi, una settimana e mezzo di silenzio.
Alle 10:00 di stamani sono tornati alla carica con le correzioni, poi giù di corsa fino alle 14:30 ché il progetto serviva sulla loro scrivania per... le 15:30! Figuriamoci.

Vabbè, non sono queste le cose che rendono un lavoro duro o difficile.
Poi, vedere il Giangi tutto rosso d'emozione per il rush, con le linee cinetiche da fumetto intorno al capo mentre bestemmia per il rischio di saltare il pranzo è uno stipendio a sé. :)

Saluti,
alla prossima con un po' di reportage su qualche progetto.

26 gennaio 2006

iBook Vacation

S'è deciso, finalmente!
Quest'anno pensavo proprio non ci si facesse, con tutte le faccende in cui siamo affaccendati qui sul lavoro.

Ed invece, dal 12 al 18 marzo, si va a sciare!
Solito albergo, solite piste e solite montagne, tanto per non sbagliare...



Trattasi di Val di Fassa, provincia di Bozen (Bolzano). La foto mi ritrae nell'arduo intento di fumare in alta quota ascoltando musica a palla. In particolar modo, l'iPod (seconda generazione, quest'anno sostituito dal Nano) è puntato sulla playlist "Rock", adatta alle discese in velocità ed agli attentati ai legamenti o alle ossa!

Provate a scendere per una 'nera' con Paranoid nelle orecchie. Ne riparliamo poi.



La news, comunque, è un'altra: oltre al solito Daniele (che tutti gli anni la mena un po' ma poi viene sempre), questa volta sono riuscito a convincere il socio!
Ne sarò certo quando saremo tutti lì. Ma per ora mi accontento di sperare!

Prometto reportage esclusivo, ovviamente, al ritorno dal Pordoi!


Salute!

25 gennaio 2006

A Mind Forever Voyaging



Berlino, gennaio 2006.

S'è fatto appena in tempo a rientrare in Italia: c'erano (o meglio, mancavano) la bellezza di 10 gradi sottozero. Oggi si legge di un bel -18. Roba da Apocalisse. Da quando ho visto The Day After Tomorrow me la faccio sotto ogni volta che il clima raffredda un po'. Sono suggestionabile, che ci volete fare. A 14 anni ho visto per la prima volta Lo Squalo di Spielberg e, da allora, non sono più in grado di allontanarmi dalla costa per più di 25 centimetri...

Berlino, si diceva.

Una città da visitare. Fosse solo per il modo straordinario in cui mischia (per necessità) antico con futuribile, è un posto affascinante. Non mi soffermo sulla qualità della città per quanto riguarda gli aspetti meramente pratici e di ergonomia, ché ci facciamo solo del male. Dopotutto, le differenze tra Italia e Resto del Mondo non ho dovuto scoprirle a Berlino.
Quello che fa più impressione, e che si misura soprattutto poiché turisti e non abitanti della città (quindi spettatori più attenti, forse), è il ruolo che questa città ha avuto- ruolo di rilevanza epica- nel corso della storia del secolo scorso. Tanto grandi sono stati i risultati di cose nate lì che se ne percepirà l'eco per sempre.
E la sfortuna- chiamiamola così- dei Berlinesi è roba da far spavento. Prima a morire di fame ad inizio secolo, per poi risollevarsi solo per precipitare nel maelstrom del Reich, con tutto quello che ha comportato. Una città rasa al suolo prima di tutto da chi la voleva vestire di imperialità, poi da chi l'ha liberata. Ed infine, quale punizione per essere stati lì, un bel muro che divide fratello da sorella, padre da figlio e così via. Tanto di cemento (nel senso di 'concreto', dall'inglese -concrete-) da sembrare atto a rimanere per sempre. "Dinanzi a me non fuor cose create se nono etterne/ ed io etterna duro" si legge sulla proverbiale porta, e questo credevano fosse il loro destino i Berlinesi.

Poi, cadde.

Ma chissà quanti, anche oggi, 16 anni dopo, ci credono davvero. Quanti se ne sono accorti.

Quello che amo di Berlino? Gli studi dove Bowie e gli U2 hanno registrato i loro capolavori. Ma soprattutto gli U2.
Zoo Station, credo proprio che si rifaccia alla stazione della U-Bahn del giardino zoologico. One, per intendersi, è stata pensata lì.

I'm ready! I'm ready for the laughing gas!
I'm ready to take it to the streets!



Salute!


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* "A Mind Forever Voyaging" era un videogioco testuale di fine anni '80. Mi è sempre piaciuto il titolo e, per un trip come quello in Berlino, mi è parso idoneo. Dopotutto è quello di cui, probabilmente, si sono dovuti accontentare tanti Berlinesi nel secolo scorso. Di una Mente Sempre in Viaggio.

-RETURN-

22 anni di computer, sarà possibile?

Si, è possibile. Dal primo C64- era il lontano 1984- al più recente G5 Dual PowerMac (ed, in arrivo, spero, un bel MacBookPro con processore Intel) me li sono fatti tutti, passando per l'Amiga ed il primo PC con grafica CGA, per finire nel regno Apple dei Mac.
Gran fortuna, la mia, che ho dovuto prendere in considerazione i Mac per forza di cose, a causa del mio lavoro.
Gran fortuna, ché se non ci fosse stata la grafica, oggi probabilmente sarei ancora davanti ad un grigione (anche se al giorno d'oggi li fanno neri, o argento, o illuminati al neon, ma sempre grigioni paiono!) a declamare ad alta voce "i Mac sono inutili, non ci sono i programmi, belli sì, ma quanto costano!..." ecc ecc ecc.

Gran fortuna che, oltretutto, i Mac posso usarli, a casa come al lavoro, per fare cose belle.
Che sia una partita a World of Warcraft (60lvl Warlock, per chi se ne intende, server Stormrage) o un manifesto per qualche cliente, mi diverto un sacco e riesco anche a produrre roba buona, ogni tanto.

E poi, un giorno, apro un blog.

E' una cosa corale, questa, non il blog di un grafico, sia chiaro. Sono la voce narrante, questo è vero, ma parlo di tutti quelli che sono qui dentro con me, in questa scatola.
La scatola si chiama Kidstudio Communications e, tra le altre cose, è uno studio grafico e creativo.
Siamo quattro, in tutto, e presto li presenterò uno ad uno.

Per ora, partiamo con questo blog. E facciamolo nel modo in cui tutto è cominciato.
Ventidue anni fa, scartato e collegato il Commodore 64 alla tv (incredibile come, a distanza di 4 lustri e mezzo, il computer che ho davanti funzioni pressappoco allo stesso modo: collego la spina e via! a dispetto di chi preferisce i grigioni...) ho digitato le prime linee di testo "in codice". Ho controllato la sintassi e, verificato che tutto fosse a posto, ho scritto, in bellissimi caratteri cubitali, la parola RUN.

E tutto è cominciato.

Ma non prima di aver avviato il mio primo, piccolo software.
Allora non esistevano i termini italiani per indicare le operazioni del computer. -Invio- era più fantascientificamente un evocativo -RETURN-. Ed a quello mi rifaccio, anche oggi, quando sto per avviare qualcosa.

RUN, quindi.

-RETURN-



Che i giochi abbiano inizio.