24 gennaio 2007

La macchia magenta (1) - Viver come bruti

Il nostro ultimo incarico è riassunto, in -molto- breve, qui sotto:


Si è trattato di dare un 'volto' ad un teatro (cosa che, per noi, sta diventando una specialità della casa, come il fritto alla fiorentina di certi ristoranti) che riapre dopo alcuni anni di inattività, il Dante di Campi Bisenzio (FI).

In breve, le nozioni che avavamo: a) teatro antico, ma completamente nuovo: del vecchio stabile rimane solo la facciata, il resto è stato completamente ridisegnato secondo lo stile e le tecnologie di oggi; b) teatro polifunzionale: non solo Opera, ma musica, cabaret, mostre e tutto quello che una struttura del genere deve garantire di questi tempi; c) necessità di 'rompere' nei confronti dell'audience e di risultare ben visibili e conoscibili con un singolo colpo d'occhio.

Il primo passo è stato quello di trovare un logo a tutta la faccenda.
Questa è la parte più delicata: se si sbaglia il logo/marchio di ciò cui dobbiamo dare un'immagine, è la fine. Niente di ciò che verrà dopo sarà sufficiente a correggere l'errore. Oltretutto, un marchio deve essere una cosa quanto più longeva e vivere di vita propria: necessario è che questo non debba essere modificato entro pochi anni, che non stanchi e che sia facilmente applicabile ad ogni design. Questo non significa solo "accurata scelta dei colori/accurata scelta dei caratteri" per far sì che risulti leggibile sia su poster 6x3m che sui flani 5x5cm dei quotidiani: significa soprattutto renderlo abbastanza agile ed adattabile al maggior ventaglio di grafiche possibile. La semplicità è una regola infrangibile. Immaginiamo un logo estremamente graziato e rococò. Adesso applichiamolo ad un design moderno, a delle foto, a contesti moto varì. Bah!

Il logo ha quindi avuto una gestazione piuttosto difficoltosa. Attraverso lo studio effettuato separatamente da tre dei nostri designer, siamo arrivati ad una quindicina di idee, da cui avremmo poi estrapolato il concetto finale.
Parlo di concetto, perché nessuno dei design proposti era da considerarsi definitivo o completo. E' stato solo grazie all'amalgama di diverse idee che siamo arrivati al prodotto finale.

Il logo finisce per essere un testo dal carattere semplice, senza grazie (il font è un Futura in due pesi diversi, regular e extrabold), applicabile così ad ogni fondo. Sopra di esso, in posizione abbastanza canonica direi, tre linee ondulate.

Siamo arrivati a questa soluzione attraverso alcuni semplici passaggi, ma che hanno richiesto molto tempo per essere messi in pratica.

1) scritta semplice (e questo è stato il compito mio, più adatto ad eliminare le ridondanze degli altri, più abili a 'colorare' di dettagli ogni cosa);
2) marchio rappresentativo del teatro (e qui abbiamo riempito una ventina di fogli solo con schizzi e stilizzazioni: dal più semplice faccione di Dante Alighieri -terribile, ma in linea coi desideri del committente :) - a linee cinetiche e sbalzi geometrici per ricordare l'architettura del luogo;
3) colori che appartenessero al teatro.

Il punto 3) è stato il più facile. E' bastato un solo viaggio in teatro per trovare il colore giusto: poltrone e sipario sono di un velluto (elemento cangiante, simpaticamente d'accordo con la natura poliedrica del teatro stesso) color verde-blu. In pratica una tinta Pantone che abbiamo trovato tra i metallici. Una bella fortuna.
l punto 1) è passato attraverso vari stadi e varie prove. Abbiamo valutato dapprima come integrare le due parole "Teatro" e "Dante", poiché il logo doveva comprenderle entrambe. Lo so che sarebbe come chiamare un salumiere "negozio del salumiere", ma per certe situazioni l'indicativo è d'obbligo. Siamo passati anche attraverso la commistione di corsivo e stampatello (TeatroDANTE), ma alla fine siamo caduti sulla soluzione più ovvia.

Per quanto riguarda il marchio, trovare un disegno al contempo semplice e coerente non è stato facile. Se, da una parte, il profilo di Dante poteva essere funzionale (lo stesso volto è riprodotto sulla facciata del teatro e trovava il committente decisamente favorevole al suo impiego) per noi non era accettabile: troppo banale, scontato e trito. In italia ci saranno diecimila strutture che prendono il nome da un personaggio storico e che hanno le fattezze del medesimo riproposte sopra il logotipo. E' come quando un'agenzia di organizzazione congressuale ci richede la corporate per un congresso che si tiene a Firenze: 10 volte su 10 ci vuole il David di Michelangelo o la Cupola del Brunelleschi, che si tratti di convention sui linfonodi o della mostra dei nuovi plasma 42" Hitachi.

Alla fine, come al solito, l'idea è stata corale: all'interno del foyer del Dante, ed in molti altri dettagli, si ripetono delle curve. Dei pannelli di legno si incorciano l'un l'altro in modo asincrono formando una specie di onda, come di oceano ribollente. Qualcuno si è ricordato che, ad inizio di -un qualche- secolo, il primo logo del teatro Dante di Campi Bisenzio (FI) raffigurava una nave intenta ad attraversare le colonne d'Ercole (quale simbolo di ricerca della conoscenza, ripresa dalla Commedia di Dante, guarda caso, nel canto su Ulisse).
Ed ecco, infine, che si forma l'idea delle tre 'onde', che trovano doppia simbologia nel parallelo tra il passato (il primo logo) e il presente (l'interior design del teatro).

Fatto questo, il lavoro è appena iniziato. Ma per vedere come siamo andati avanti (e cosa significa il titolo di questo post!) si dovrà aspettare la prossima puntata. Io, adesso, ho da impaginare la brochure del Dante!


Saluti.


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Fatti non foste a viver come bruti
Ma per seguir virtute e canoscenza

Dante Alighieri, Inferno.

Commodore64 vs. ZX-Spectrum

Chi ha vinto, alla fine?

Bah, difficile da dire. Per un mero calcolo sulla memoria, direi il C64 (divenuto oggetto di culto: dello Spectrum, oggi, chi si ricorda?). Per vendite, pure. Il C64 è stato e resta il computer più venduto della storia, prodotti che abbiano saputo fare di più ricordiamo solo la Playstation e l'iPod.

Ma ci interessa?



Perché il punto, per me, è un'altro.
Ovvero che qui, ogni generazione informatica, crea una nuova diatriba. C'è stato l'ST contro l'Amiga. Poi il PC contro l'Amiga. Poi il Mac contro il PC. Poi Windows contro MacOS. Poi l'iPod contro quelli della Creative. Poi Nokia contro Eriksson. Poi Hulk contro la Cosa, Daitarn contro Mazinga e per finire Canon contro Nikon.
Che sono io? Canonista o Nikonista? Ma che ne so!

Innanzitutto sono troppo scarsìno, al momento, per capire quale tecnologia è migliore. Sono sempre dell'opinione che, al giorno d'oggi, le tecnologie dovrebbero su per giù compararsi tutte ma, ripeto, non ho abbastanza conoscenza della materia per giudicare.
In secondo luogo, la macchina è solo il mezzo tramite il quale un artista produce dei lavori. Non può e non deve essere la Canon a dettare cosa verrà fuori da uno scatto.

Quindi, tanto per cambiare, un bello schiaffo agli opinionisti ed ai tecnici: lunga vita al creativo!


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Per la cronaca: la foto in questo post è stata scattata con una Konica da 4 Mpx di quelle che stanno nel palmo di una mano e poi ritoccata appena appena con il solito Photoshop. Alzo le braccia, non prendo neanche un respiro, scatto... et voilà, il mio quadro. Più o meno il tempo che impiego con la EOS 400D a togliere il tappo dall'obiettivo :)

23 gennaio 2007

Back in action::

Gennaio, 23-duemilasette.

Si riparte.

Tra le altre meraviglie che il buon anno porta, c'è sicuramente la mia conversione da amatore a semi-pro della fotografia.
La mia macchina, una Canon EOS 400D, con ben tre obiettivi (zoom Sigma 70-200, fisso 24mm Canon ed un versatilissimo grandangolo con tanto di Macro 17-70 Sigma), sta iniziando a divertirmi. Mi porta dal tradizionale scatto alla cieca ad uno studio forzato di inquadrature, tempi di esposizione, apertura ed effetti.

Per ora mi sono accontentato degli scatti, come venivano, e di ritoccarli con Photoshop (sono abbastanza bravino, lo faccio di mestiere :P ). Adesso ho deciso di cominciare a lavorare sullo scatto direttamente. Sto valutando un filtro IR, ma per ora mi accontento dei due filtri Cokin sfumatura neutra con cui, appena arriveranno (metà ordinati su eBay, metà su Pixmania-pro.com) inizierò a usare un po' di creatività. Che poi è il mio stile, più che immortalare la vita così com'è.

Affascinato dalle foto, inizio questo nuovo cammino.

Chissà che non finisca come il primo.